Vent’anni e sentirli – Cronache di una generazione alla deriva

Le crisi esistenziali sono una certezza nella mia vita da molto prima che io raggiungessi la maggiore età e mi rendessi conto che la vita, nonostante tutto, continua. Sono quelle cose per cui uno dev’essere portato. C’è chi è portato per la musica, chi per il disegno, chi per l’equitazione, chi per la matematica. Io, che nella vita sono una persona molto fortunata, sono portata per le crisi esistenziali.

Tuttavia, mentre mi crogiolavo nella disperazione del non sapere cosa ne sarà della mia vita tra dieci anni, ma anche tra uno a dirla tutta, ho capito che in fondo devo a me stessa almeno la cortesia di non paragonarmi alle persone che ho intorno.
È che a noi ventenni questa cosa del pensare alla nostra vita senza fare paragoni viene difficile, dannatamente difficile. In fondo è inevitabile. Guardiamo gli altri per capire a che punto siamo, che cosa dovremmo fare, e se siamo o meno sulla strada giusta, dato che non siamo più adolescenti, né ancora adulti per davvero. A nessuno viene mai spiegato esplicitamente come vivere e, nel ventunesimo secolo, dove di rapporti sociali ci piace pensare di averne a bizzeffe mentre perlustriamo in solitaria la nostra home di Facebook, questa cosa si fa ancora più tragica. O forse, più probabilmente, tragica lo è sempre stata.

Ma che cosa dovremmo fare, in fondo, a vent’anni?
Dovremmo lavorare per riempire il curriculum, e dovremmo studiare per imparare a lavorare; e pensare alla famiglia, perché a vent’anni i nostri genitori erano già sposati, e invece non pensarci, perché ormai i tempi sono cambiati e bisogna pensare prima di tutto alla carriera; e dovremmo accettare quello che ci dicono senza far di tutto una polemica, e non farlo mai, perché la libertà di pensiero è importante come l’aria stessa; e dovremmo leggere tanto, e viaggiare tanto, e scoprire tanto, perché se no poi non abbiamo più tempo per farlo, e non sprecare tempo nel farlo, al tempo stesso, perché per questo genere di cose ci sarà tempo quando saremo in pensione; e dovremmo essere idealisti, e puntare in alto, e credere nelle nostre potenzialità, ed essere realisti e farci due conti in tasca, perché c’è la crisi, e in fondo quello che conta è semplicemente guadagnare qualcosa; e dovremmo impegnarci nello studio, e nel frattempo tenere sempre bene a mente che alla fine andremo a lavorare da McDonald’s, perché alla nostra generazione è andata così, dopotutto, e non è colpa di nessuno.
E dobbiamo innamorarci, e non dobbiamo farlo, e dobbiamo essere folli, e non dobbiamo esserlo, e dobbiamo credere nella politica, e non dobbiamo crederci, e dobbiamo amare l’Italia, e dobbiamo andare via, e dobbiamo fidarci, e non dobbiamo farlo mai, e dobbiamo crescere, e dobbiamo rimanere bambini, e dobbiamo capire cosa vogliamo, e lo capiremo strada facendo, e dobbiamo pensare agli altri, e dobbiamo pensare a noi stessi, e pensare al futuro, e pensare al presente, e non pensare più al passato perché quello ormai è passato, e dobbiamo, e dobbiamo, e dobbiamo.

E forse l’unica cosa che possiamo davvero fare, a vent’anni, è non capire niente di niente.
Quello, senza dubbio, mi riesce alla grande.

13 pensieri riguardo “Vent’anni e sentirli – Cronache di una generazione alla deriva

  1. Bello trovare compagne di crisi esistenziali. Non ti dico cosa saranno i trenta allora 🙂 O forse se accumuli un quantitativo sufficiente di crisi esistenziali durante i venti, con i 30 sei già pronta a spaccare il mondo, chissà. Comunque vada, sarà una figata 🙂

    1. Sempre bello anche per me! Quindi dici che se raccimolo abbastanza punti-crisi poi il fato mi potrebbe aiutare dandomi dei trenta tranquilli in omaggio? Sarebbe infinitamente figo, devo ammetterlo.

      1. Satebbe figo si, ma alla fine, ti diró, a me le crisi esistenziali dei trenta hanno dato solo belle cose…dopo le tempeste. Quindi ne vale la pena comunque 🙂

    1. Aiuto, non voglio immaginare cosa mi accadrà, dal momento che paranoica lo sono già. Credo che noi con le crisi esistenziali dovremmo formare dei gruppi di sostegno o cose del genere.

  2. A vent’anni devi vivere succhiando il midollo della vita (l’attimo fuggente docet), perché stai tranquilla che qualsiasi cosa farai, tra trent’anni sarai ancora qui a ricordarla!

  3. Quanto hai ragione, io di anni ne ho 27, ma continuo comunque a non capire nulla.
    Quindi studia, viaggia, vivi, innamorati soprattutto!
    Poi si vedrà…
    Un abbraccio 🙂

  4. Non capisco se è una canzone, una poesia o una filastrocca ma mi piace molto il modo in cui hai espresso la crisi contraddittoria della nostra generazione, quella dei contrari. E’ illuminante.

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